Keturtest: sciogliamo i dubbi!

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La metodica che permette di misurare i corpi chetonici più utilizzata e’quella dello stick urinario: ci mostra la concentrazione dei corpi chetonici nelle urine. I corpi chetonici finiscono nelle urine solo quando vengono prodotti in eccesso. Lo stick è costituito da una striscia di plastica con una porzione reattiva alla sua estremità. Si può utilizzare sia raccogliendo le urine in un contenitore e immergendovi lo stick per pochi secondi oppure mettendo la parte reattiva direttamente sotto il flusso delle urine e verificare il risultato dopo alcuni secondi. Se la parte reattiva risulta bianca, significa che non si stanno producendo corpi chetonici. Se invece si colora dal rosa al violetto, significa che si stanno raccogliendo nelle urine concentrazioni crescenti di corpi chetonici. Gli stick in commercio di solito determinano la concentrazione di soli due tra i corpi chetonici, l’acido acetacetico (o acetacetato) e l’acetone ( prodotto a partire dalla degradazione dell’acido acetacetico). Quindi, la determinazione della chetosi mediante la ricerca dei corpi chetonici nelle urine consta della misurazione della concentrazione urinaria di acetone e acetacetato, non dell’acido betaidrossi butirrico (BHB), il più importante dei tre corpi chetonici a fini energetici.
Pertanto, la misurazione mediante stick urinari potrebbe portare ad alcuni errori. Infatti, la chetonuria (livello dei corpi chetonici nelle urine) non sempre cambia di pari passo con la chetonemia (livello dei corpi chetonici nel sangue).
I motivi per cui questo accade sono i seguenti:
Primo: A parità di corpi chetonici prodotti, la disidratazione potrebbe concentrare troppo le urine (il liquido in cui disciogliere i chetoni è poco, e i chetoni saranno più concentrati) e dare origine a delle colorazioni diverse rispetto alla reale quantità di corpi chetonici prodotti. Ugualmente, un’eccessiva diluizione delle urine dovuta ad iperidratazione o poliuria (la chetogenesi è molto diuretica, soprattutto nei primi giorni) porta a delle concentrazioni minori di chetoni e far risultare un falso negativo.
Secondo: l’acetone può essere eliminato dal nostro organismo anche attraverso la sudorazione o l’espirazione (alito fruttato). Più corpi chetonici si eliminano tramite queste due vie, meno ne arriveranno nelle urine.
Terzo: La concentrazione di corpi chetonici nelle urine tende a diminuire con il passare del tempo. Intanto perché più l’organismo è in chetogenesi, più tenderà a consumare corpi chetonici a scopo energetico, preferendoli ad altri substrati, quindi gli eccessi da mandare nelle urine sotto forma di acetone non saranno più tanti come prima o non saranno proprio presenti. Infatti, essendo l’acetone un prodotto di scarto, se ne produce sempre meno, in favore degli altri 2, biologicamente più attivi. Invece, l’eccesso di acetoacetato verrà convertito a livello dei vari tessuti periferici in BHB e reimmesso nel torrente ematico per consentirgli di raggiungere il cervello. Inoltre, il cervello tenderà a trattenere i corpi chetonici che verranno catturati al suo interno, concentrandoli nella barriera emato-encefalica, ciò  ridurrà la chetonemia, che a sua volta andrà a ridurre la chetonuria.
In conclusione quindi, altri sono i parametri che dovremmo seguire per capire se il processo della chetosi si è instaurato o meno nel nostro organismo: se perdiamo peso, se i sintomi clinici tendono a scomparire. Importante è poi la sensazione individuale di una condizione di chetosi: se ci si sente più attivi,o se si nota una traspirazione più acida o comunque differente dal solito, se si sente un alito più forte , e se  vi è il miglioramento della vostra condizione clinica, allora probabilmente il vostro organismo sarà in chetosi, a prescindere dal risultato dello stick. Quindi, continuate a mangiare seguendo la dieta e vivetela con serenità senza rendere la misurazione della chetonuria una vera e propria ossessione.
Take home message: “uno stick urinario bianco non è per forza indicativo di mancanza di chetoni e di mancata chetosi”.

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