Cefalea: Perdita di peso e dieta visti come opzione terapeutica

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Oggi voglio raccontarvi la storia di una persona, che qui chiameremo Giulia, che mi ha scritto perché segue la pagina sulla chetogenesi e questo blog e ha voluto parlarmi di sè, della sua vita, della solitudine e le difficoltà affrontate perché emicranica cronica e di come la chetogenesi le abbia cambiato la vita. Vi racconto questa storia perché penso che somigli un po’ a quella di tanti tra noi e, con il pretesto di raccontarvela, proverò a spiegare in maniera dettagliata che cosa è accaduto a Giulia lungo il percorso della propria malattia.
Giulia ha 40 anni, ma sin dalle scuole elementari accusava dei tremendi mal di testa. La mamma, vedendola così sofferente e isolata dai giochi e dalle tipiche risate dei bimbi di quell’età, iniziava a preoccuparsi dello stato di salute della figlia.
Purtroppo alle scuole medie la situazione peggiorava (magari anche in coincidenza del menarca), Giulia non riusciva a stare bene in classe e, su consiglio del medico di famiglia, iniziava ad assumere blandi analgesici da banco per poter ovviare a quella cefalea episodica.
Andando avanti con gli anni, la cefalea da episodica diventava sempre più frequente, sino a cronicizzare. A quel punto ( a circa venticinque anni), la famiglia decideva di rivolgersi ad uno specialista il quale consigliava una terapia di profilassi per diminuire frequenza e intensità della cefalea, ormai diventata fortemente invalidante. Inizia così un percorso che molti tra noi conoscono: si prova un farmaco, magari se ne prova un altro, qualcuno funziona, qualcun altro no. Si sospende la terapia per un trimestre, poi si riprende, poi la si cambia perché non più efficace. Passano gli anni e col tempo, tra alti e bassi, pare che non ci sia più nessun farmaco di profilassi da provare, la cefalea è diventata pressocché quotidiana, i vari tentativi di disintossicazione non sortiscono gli effetti desiderati e un nuovo aspetto aggrava la situazione: l’aumento di peso. Questo aspetto, di fronte al dolore quotidiano potrebbe apparire come un disturbo minore, ma in realtà aggravava ancor di più la sensazione di sconforto e la sensazione di diversità da parte della ragazza. Ma l’aumento di peso comporta solo ripercussioni psicologiche o è anche un fattore di aggravamento della cefalea e di peggioramento in generale sullo stato di salute della paziente? Se la seconda ipotesi fosse corretta, cercare di intervenire sul peso, non sarebbe segno di sottovalutazione del problema, anzi, dimostrerebbe sia la comprensione del disagio e del vissuto del paziente, sia un tentativo di contribuire al benessere soggettivo nella sua totalità.
Nel caso di Giulia, l’incontro con uno specialista che ha saputo far coincidere la necessità di far diminuire rapidamente le cefalee con la legittima esigenza di tornare ad un peso che fosse idoneo alla sua persona, ha totalmente modificato la sua storia e la sua qualità di vita.
Cosa è successo a Giulia in tutti questi anni? Ora provo a spiegarvelo ripercorrendo passo passo quanto scritto sopra.
La maggior parte dei farmaci di profilassi per l’emicrania e per la cefalea di tipo tensivo conduce ad un aumento di peso (antidepressivi, antiepilettici, beta bloccanti, calcio antagonisti e pizotifene) [Taylor, 2008]. Proprio il timore di prender peso rappresenta la causa più comune di rifiuto dei pazienti verso queste terapie [Kowacs et al., 2009]. Inoltre, l’uso di questi farmaci preventivi è correlato ad altre conseguenze metaboliche come l’alterazione della secrezione insulinica [Berilgen et al., 2005; Reynolds et al., 2007] e il significativo aumento dei fattori di rischio cardiovascolare. [Bigal et al., 2009].
L’uso di farmaci preventivi rappresenta una questione spinosa dal punto di vista metabolico, ma spesso viene sottovalutata dagli specialisti che ci seguono. Proprio il susseguirsi delle terapie di profilassi coincise in Giulia con il progressivo aumento di peso. Quindi, da un punto di vista pratico, servirebbe che si prestasse maggiore attenzione a questo tipo di problema e, se possibile, nei pazienti tendenti al sovrappeso (o francamente obesi), o con storia di problematiche metaboliche sarebbe opportuno prescrivessero nutraceutici (ovvero integratori alimentari mostratisi efficaci nel trattamento dell’emicrania), o farmaci che non determinano un aumento di peso (come il topiramato o tossina botulinica di tipo A, in caso di emicrania cronica).
Perché mi soffermo tanto sull’aspetto metabolico? Esiste una relazione tra emicrania e questo tipo di problemi? Andiamo un po’ a vedere la letteratura scientifica che ci dice in proposito. La Sindrome Metabolica (SiMe) è costituita da una costellazione di diversi fattori di rischio cardiovascolari , inclusi l’obesità, la dislipidemia, l’insulinoresistenza, l’ipertensione ed altri fattori minori [Alberti et al., 2006]. Esiste una stretta correlazione tra emicrania e SiMe (o di alcune sue caratteristiche): la prima prevale maggiormente nei pazienti con la SiMe [Guldiken et al., 2009], e viceversa [Winsvold et al., 2013]. Inoltre, la presenza della SiMe è correlata ai quadri peggiori di emicrania [Bhoi et al., 2012]. La SiMe è notoriamente associata con l’aumentato rischio di malattia cardiovascolare e cerebrovascolare, e studi epidemiologici confermano questa correlazione anche per l’emicrania con aura. [Kurth et al., 2006]
Più in dettaglio, soggetti emicranici normopeso mostrano alterazioni del profilo lipidico simili a quelli dei soggetti obesi [Gruber et al., 2010] e della sensibilità all’insulina [Rainero et al., 2005; Cavestro et al., 2007; Guldiken et al., 2008]. Inoltre, l’emicrania cronica (EC) è associata a molte caratteristiche della SiMe, come l’insulinoresistenza [Fava et al., 2014]. Pure l’ipertensione arteriosa è notoriamente associata aspecificamente alla cefalea [Cirillo et al., 1999], e alterazioni della pressione sanguigna sono state correlate con l’emicrania con aura [Granella et al., 1987] e alla EC [Bigal et al., 2002]. Inoltre, è stato osservato che anche l’ipertensione diastolica è sovrarappresentata negli emicranici [Gudmundsson et al., 2006].
Tra le caratteristiche cliniche della SiMe, sicuramente la parte regina la fa l’obesità, ovvero quella condizione nella quale talvolta gli emicranici finiscono proprio a causa delle terapie di profilassi effettuate per curare la propria cefalea! Nella comunità scientifica non vi è consenso circa l’associazione tra emicrania ed obesità [Keith et al., 2008], sebbene alcuni autori suggeriscano che i soggetti obesi potrebbero essere maggiormente inclini allo sviluppo dell’emicrania (in particolare le donne bianche in premenopausa) se confrontati con soggetti normopeso [Peterlin et al., 2013].
Se non vi è consenso circa l’associazione tra obesità e sviluppo dell’emicrania, sono molto più consistenti i dati scientifici riguardanti l’obesità come uno dei più importanti fattori di rischio per il peggioramento e la cronicizzazione dell’emicrania [Bigal and Lipton, 2006]. Inoltre, si sa che la perdita di peso può determinare dei miglioramenti significativi nei pazienti obesi, sia adulti [Novack et al., 2011; Bond et al., 2011] sia bambini [Verrotti et al., 2015]. Sono stati proposti diversi meccanismi per spiegare questa associazione, dal punto di vista vascolare, metabolico e infiammatorio.
Anche l’Ipertensione Intracranica Idiopatica, condizione clinica associata all’obesità, si correla a una cefalea cronica (CCIII) che sembrerebbe migliorare con la perdita di peso [Levin et al., 2015]. Spesso, Emicrania e CCIII possono coesistere nella stessa paziente, e alcuni Autori suggeriscono che bisognerebbe sospettare la presenza di un’ipertensione intracranica in tutti i casi di donna obesa emicranica (non necessariamente cronica), [Vieira et al., 2008].
Proprio nel periodo di maggior aumento di peso Giulia sperimentò la perdita di efficacia delle terapie di profilassi e l’inefficacia dei tentativi di disintossicazione per la sua cefalea ormai cronica.
Quindi, adesso sappiamo che l’obesità forse potrebbe concorrere a far insorgere l’emicrania nelle donne bianche in età premenopausale e che quasi sicuramente determina in chi già soffre di emicrania un peggioramento del quadro clinico fino alla cronicizzazione. Inoltre, abbiamo visto che tale associazione è reversibile, ovvero che la perdita di peso può portare a un miglioramento della cefalea. Di conseguenza, dato che l’obesità è un fattore di rischio modificabile, dovrebbe essere “obbligatorio” indirizzare le pazienti obese verso un programma efficace di perdita di peso. Tuttavia non per tutte le pazienti può essere indicata la chirurgia bariatrica, così come per quelle precedentemente descritte da vari Autori [Novack et al., 2011; Bond et al., 2011; Levin et al., 2015], quindi un adeguato ma efficace intervento dietetico potrebbe sembrare più appropriato come primo step di trattamento.
Anche Giulia è tornata ad una condizione di cefalea episodica ed accettabile grazie alla perdita di peso. Che tipo di dieta ha seguito esattamente Giulia? Ovviamente, la dieta chetogenica, che è l’argomento cardine di questo blog, perchè è proprio grazie ad essa che si sono sviluppati i risultati migliori in pazienti come Giulia, essendo stata proposta sin dal 1928 come valida terapia di profilassi per l’emicrania, oltre che l’epilessia [Schnabel, 1928]. Tale dieta si è mostrata efficace anche nei pazienti la cui emicrania si è cronicizzata: la storia di Giulia ne è un esempio tipico. Lei, ben prima di raggiungere una significativa perdita di peso ha iniziato ad avere notevoli benefici sul mal di testa e già dopo solo 7 giorni dall’entrata in chetogenesi non aveva più attacchi emicranici.
In particolare, Giulia ha seguito la dieta chetogenica a bassissimo livello di carboidrati (very low calorie ketogenic diet, VLCKD), che recentemente ha dimostrato di essere efficace in alcuni casi di pazienti emicraniche sovrappeso, sia sul versante del dimagrimento che in quello della cefalea [Strahlman, 2006; Di Lorenzo et al., 2013]. Anche un più ampio “case series” ha confermato il drastico miglioramento dell’emicrania durante la VLCKD [Di Lorenzo et al., 2015].
Sospesa la chetogenesi, Giulia è tornata ad avere 2 o 3 attacchi di emicrania al mese, che rispondono rapidamente al farmaco sintomatico che le è stato consigliato. Insieme al suo specialista stanno valutando se intraprendere una terapia di profilassi, ma per il momento lei si gode questa condizione di ritrovato benessere e di “testa libera” (dal dolore e dai farmaci) di cui si era proprio dimenticata. Giulia oggi, grazie alla dieta, ha avuto un netto miglioramento della propria qualità di vita, è una donna più felice, sia in famiglia che a lavoro .
Sicuramente, ad oggi nessuna dieta ha ricevuto l’indicazione di “dieta ideale per i pazienti emicranici sovrappeso”, ma per quanto scritto sopra e siccome la VLCKD è uno strumento sicuro, facile da seguire e veloce per ottenere la perdita di peso in pazienti obese con SiMe [Dashti et al., 2007], dovrebbe essere considerata dagli specialisti del settore come la dieta di elezione per emicranici obesi, anche alla luce dell’esperienza positiva di tante pazienti come Giulia.
Spero di aver trattato molte tra le vicissitudini comuni alla maggioranza dei cefalalgici cronicizzati: l’esordio durante l’infanzia, l’abuso di farmaci, l’uso di farmaci di profilassi con il conseguente aumento di peso e la cronicizzazione. Ho raccontato questa storia perché ha un lieto fine, così da poter dare una speranza a chi sta vivendo nel buio e non trova una via d’uscita.
La dieta chetogenica come possibile trattamento farmacologico non è una soluzione miracolosa, ma una “possibilità” da prendere in considerazione e adattare per ogni soggetto attraverso l’assistenza di un medico esperto.

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Bibliografia
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4 pensieri su “Cefalea: Perdita di peso e dieta visti come opzione terapeutica

  1. Grazie Manuela. Questa sembra la storia di molti di noi: mia sicuramente.
    Ad un certo punto mi si è sballato qualcosa ed ho messo 15 Kg in un mese: ingrassavo dove di solito succede agli uomini, sulla pancia e questo non mi apparteneva: la mia pancia in 40 anni era sempre stata piatta, anche se ingrassavo cosce e sedere, anche dopo la gravidanza; il peso poi sempre stabile, al max 57 kg dopo la gravidanza. Arrivare ad 83 kg è stato velocissimo e nessuno correlava la situazione con i farmaci.
    Poi ho scoperto una iperinsulinemia, ma lo stesso non sono riuscita a porre rimedio.
    Solo quando i miei genitori sono stati molto male e mi si è chiuso lo stomaco per ansia sono scesa a 61 Kg, poi ripresi. Una chegetogeni del dolore… 🙂

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  2. Leggendo la “storia di Giulia” mi sono rivista la mia vita in tutto, solamente l’inizio è diverso dalla mia storia ,ma poi la storia è uguale .Giulia quella del libro è riuscita a farcela ad uscirne …adesso devo trovare la forza di farcela anche io (rivoglio la mia vita )

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  3. Pingback: Acetone e chetosi indotta da dieta chetogenica:differenze | atzorimanuela

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